Vini bianchi delle Valle d'Aosta

Blanc de Morgex et de La Salle

Il vitigno Prié blanc in passato ampliamente coltivato in tutta la regione ha trovato la sua migliore vocazione nei comuni di Morgex e di La Salle dove le aspre condizioni climatiche non permettono il successo di altre varietà.

Il vino nella versione ferma è sicuramente la tipologia più diffusa, di colore giallo paglierino con sfumature verdognole sprigiona sentori di frutta a polpa bianca e di mandorla; è solitamente dotato di ottima freschezza e risulta sapido e minerale.

Le caratteristiche delle uve non possono che essere valorizzate nella versione spumante ed in particolare nel metodo classico che può arrivare a 48 mesi di affinamento.

Altra specialità è il vino da dessert o da meditazione prodotto con la tecnica degli eiswein cioè lasciando appassire il grappolo sulla pianta fino a quando la temperatura scende 7-10°C sotto lo zero termico, in modo da poter estrarre unicamente il mosto degli acini più maturi.

Il vino, solitamente affinato in legno è giallo dorato, il profumo ricorda le erbe aromatiche, la frutta secca, il miele e l’albicocca.

La sua grande freschezza lo mette a proprio agio con preparazioni semplici, ottimo con le uova, con formaggi freschi, con una trota di torrente cotta in padella. La versione metodo classico, oltre ad essere un fantastico aperitivo, si sposa ottimamente con fritti e panature e può accompagnare ottimamente un pasto leggero.

Petite Arvine, Chardonnay, Muller Thurgau

L’esigenza di introdurre vitigni internazionali a titolo sperimentale, nei primi anni sessanta del XX° sec., è nata dalla necessità di mostrare la vocazione viticola del territorio. All’epoca il settore in forte crisi faticava a reggere il confronto con le realtà concorrenti.

In mancanza di materiale autoctono selezionato questi vitigni, introdotti in Valle d’Aosta a scopo sperimentale dalla Scuola di Agricoltura, hanno confermato l’attitudine del terroir ad una viticoltura di qualità che potesse giustificare gli investimenti in tale settore.

Il Muller Thurgau è stato introdotto per primo nel 1966, nel 1970 è la volta dell’autoctono svizzero Arvine, quindi dello Chardonnay nel 1982.

L’espressione varietale dei bianchi è notevole; la fresca aromaticità del Muller, la morbida piacevolezza dello Chardonnay e la complessità agrumata dell’Arvine, sempre supportate da una pienezza gustativa e da una intensa nota minerale, quasi salina, avvolgente, che contraddistingue i vini bianchi valdostani.

Questi vini ben si accostano a primi piatti di buona struttura, tagliatelle con funghi porcini, Fontina, formaggi di media stagionatura, ottimi come aperitivi.

Chambave Muscat, Muscat Petit Grain

Il Moscato bianco è un vitigno coltivato in Valle d’Aosta da tempo immemorabile, le testimonianze più antiche risalgono al 1300 quando a Cly e a Chambave si produceva un vino rinomato.

La tradizione vuole che il vino bianco prodotto sia secco e fermo, a differenza del famoso Asti. Il bouquet intenso delle note più comuni di rosa e frutta a polpa gialla si arricchisce nei moscati valdostani di sentori vegetali e balsamici caratteristici, di salvia e timo.

Impressionante poi la suadente dolcezza e piacevolezza dei vini moscati ottenuti per lento appassimento delle uve in cassette, poste in fruttai al riparo dalle piogge tardo autunnali.

La sua tipicità lo consiglia con Fontina di alpeggio, fonduta di Fontina, primi piatti di buona aromaticità, formaggi di capra. Nella versione passita si abbina con pasticceria secca a base di frutta secca, speciale con le tegole valdostane.

Pinot Gris, Nus Malvoisie

Il Pinot grigio, a differenza di altri vitigni internazionali a bacca bianca introdotti solo di recente era presente in Valle d’Aosta già in epoca medievale. Il vino era conosciuto soprattutto nella versione dolce e prendeva il nome di Malvoisie, lo stesso nome con cui è conosciuto oggi nel Canton Vallese.

Il Pinot grigio dona vini bianchi fermi molto eleganti, floreali e lievemente fruttati, in cui spiccano i fiori bianchi e la mandorla dolce. In bocca sono vini potenti dotati di buona acidità e ottima persistenza.

La versione passita delle stesse uve porta alla produzione di un vino dal sapore di frutta surmatura e spezie, finissimo e avvolgente.

Si abbina a Fontina, formaggi freschi di capra, primi piatti, quiche di verdure e zuppe leggere.

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